Kisch come quique e altre storie furiose

Più di qualcuno rimane interdetto quando dico il nome del mio blog. Sì, lo so che potevo essere più oculata nella scelta: come? Kisch non si scrive Quique? Ma chi mi conosce lo sa: m’innamoro facilmente delle mie idee e la logica ogni tanto soccombe sotto le bordate dell’intuizione.

Cheap è cheap. Economico, in direzione food, perché penso a ricette che non abbiamo costi troppo elevati e perché il blog in questione nasce come passione low cost, autogestita e di poche pretese.

Kisch perché mi piace il gioco di parole dal sintagma più comune Cheap&Chic…nel mio caso forse più Cheap&kitsch (vogliamo commentare la scelta improbabile del colore dello sfondo?!!). A volte ho bisogno di sentirmi kitsch e di mettere un po’ di rosa a caso, vezzo di una femminilità castrata nella mia vita reale.

 Kisch perché ho iniziato la mia vita da foodie preparando torte rustiche (detto alla francese, con ricette pseudo-francesi è più glamour!!!) per i miei aperitivi golosi, usando la pasta sfoglia già pronta (ricordo ancora la faccia schifata di Valentina Gigli quando, durante uno dei suoi corsi, ho candidamente confessato di farne uso: mi avrebbe rinchiuso nella S. Patrignano del food, dove finirà Cracco se non la smette di usare lo scalogno per fare il figo).

Kisch perché ho sentito gente chiamare queste splendide torte da picnic cuique (pronunciate come leggete) facendomi odiare i picnic, i cestini di vimini, le tovaglie a scacchi e lo shabby chic!

Kisch perché ho letto da qualche parte che è il nome antico della frittata francese e perché Kisch è anche il cognome di un giornalista figo davvero (anche senza lo scalogno), cecoslovacco (nato quando ancora esisteva la Cecoslovacchia) che visse in Germania opponendosi al regime di un certo Adolf Hitler; noto per la sua “penna furiosa” e i suoi reportage.

Oddio non sono proprio una furiosa, piuttosto tendo a evitare i conflitti, ma il “furioso” mi fa pensare ad Ariosto, al 500′ senza certezze, ai giri a vuoto dei suoi personaggi. E mi sento subito a casa.

Al mio blog dedico la mia kisch/quique/cuique senza uova al radicchio e formaggi (tanto per cambiare).

Kisch/quique al radicchio e formaggi

Ingredienti per la finta frolla salata

  • 400 gr. di farina
  • 100 gr. di vino
  • 100 gr. di olio evo
  • 1 o 2 cucchiai di acqua
  • 2 prese di sale

Ingredienti per la farcia

  • 400 gr. di ricotta
  • 1 cespo di radicchio trevigiano
  • 100 gr. di formaggio dolce
  • 1 scamorza affumicata
  • 2/3 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
  • sale q.b.
  • olio evo q.b.
  • 1 macinata di pepe

Procedimento:

Preparate la base per la finta quique (torta salata?) mescolando gli ingredienti tutti insieme e   lavorando con le mani unte per 10 minuti. Il composto risulterà morbido ma non appiccicoso. Lasciate riposare in frigo una ventina di minuti.

Nel frattempo mondate e riducete a listarelle il radicchio, saltatelo in padella con olio d’oliva per qualche minuto. Una volta che il radicchio si sarà raffreddato, in una terrina, mescolatelo alla ricotta, al parmigiano, ai tocchetti di formaggio dolce; aggiustate di sale e pepe.

Stendete la pasta messa a riposare tra due fogli di carta forno e formate la base della quique all’interno di una teglia di circa 25 cm di diametro; bucherellate il fondo, farcite la base con il composto preparato in precedenza e arrotolate i bordi.

Preriscaldate il forno e fate cuocere per circa 30 minuti, forno statico, a 180°. Tirate fuori la torta ricopritela di fettine sottili di scamorza e ultimate la cottura per qualche minuto.

Buona calda, questa finta quique si esprime al meglio da fredda.

 

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