Il paradiso dei birrafondai. Birre artigianali e street food a Castellalto

Il paradiso è un luogo dove puoi degustare centinaia di tipi diversi di ottima birra artigianale. Oppure è il Festival di Castellalto (Teramo) dove mastri birrai d’Italia e dal mondo si sono dati appuntamento per una vera e propria festa della birra di qualità.

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Per intenditori e amatori. Niente puzza sotto il naso ma solo profumo anzi profumi: luppolo, malto, cereali, spezie, frutta, resine…. 160 birre, 12 punti spina, fino a l’11 agosto – siamo ormai agli sgoccioli (ahahaahah simpatia!).

E insomma una bella situazione. Musica, street food, birra e che vuoi di più??? Una buona compagnia di amici in grado di apprezzare e uno che rimanga sobrio per guidare. Se bevi, non guidi😉. E io avevo le due mie amiche foody: la birrafondaia e l’amante dei vini francesi. Un bel confronto.

La nostra serata è iniziata in macelleria. Una piccola bottega all’ingresso del paese dove con 3 euri puoi portarti via un meraviglioso (e sostanzioso) panino con le mazzarelle, animelle di agnello e interiora, porchetta o tacchino alla canzanese.

Panino con le mazzarelle

Ma andiamo al dunque. Dopo aver assaltato la cassa con pochi euro ci siamo accaparrate i tagliandi per la degustazione della serata e alcuni gettoni (degustazione 2 tagliandi =5 euro; 5 gettoni = 5 consumazioni 10 euro). Ad accoglierci nella piccola stanza della degustazione Andrea, il mastro della Freelions con due dei suoi gioielli: la Rivale e lo Straniero.

La prima una strong ale di impronta britannica, molto beverina dalle spiccate note di lievito, dal sentore fruttato e erbaceo..una bella birretta “classica” e poco impegnativa che va giù che è una bellezza!

Rivale

La seconda “la Straniero” si ispira invece alla American Pale Ale e già alla vista si presenta subito molto più aggressiva della prima. Molto profumata, torbida e all’assaggio una bomba di luppoli che le conferisce un amaro intenso e resinoso. Una birra di difficile abbinamento ma ottima dopo un luculliano pasto in stile abruzzese. Una signora birra.

La Straniero

E dopo una birra così amara la tappa allo stand gastronomico è d’obbligo. Arrosticini, granetti con fave e pancetta, pizze fritte, pizze fritte farcite, calzoni, tagliatelle ai funghi porcini. Un plauso all’organizzazione e ai fritti, asciutti e degni della migliore tradizione dello street food.

Pizza fritta

E insomma a pancia piena, palato riequilibrato e bicchiere ripulito (grazie ai punti di risciacquo) inizia il pellegrinaggio alla ricerca della spina dei sogni. Durissima la scelta ma necessaria. Andiamo un po’ a naso e scegliamo due specialità del birrificio torinese Loverbeer: Madamin e D’Uvabeer, birre vinose. E sì perché la birra non esclude il vino..e noi potevamo perdercele?!??!?

La Madamin è una birra maturata in tini di rovere acida con note fruttate, mentre la D’Uvabeer deve la sua doppia anima fruttata e acida all’aggiunta di mosto: per veri intenditori.

D'Uvabeer

A seguire una poetica Perle ai porci, una stout nera come la notte, del noto birrificio Del Borgo (Rieti). Una birra importante morbida, piena e dal finale salmastro dato dalle ostriche utilizzate per la sua realizzazione.

E infine Fiscellus Mons (Pescara) di cui abbiamo assaggiato la Hibou, una birra intensa ma allo stesso tempo beverina. Un po’ penalizzata dalla progressione: dopo la stout tutto il resto è noia.

Purtroppo le nostre energie non ci hanno consentito di assaggiare le meraviglie proposte dal birrificio del posto Opperbacco, frutto del genius loci Luigi Recchiuti e anima del Festival… e le altre 149 proposte ma non mancheremo ai prossimi appuntamenti!!!

Cosa migliorare? La logistica, la vendita delle birre in bottiglia e…sarebbe stato gradito un porta bicchiere per avere le mani libere per fare le foto.

Per il resto meraviglioso esempio di energia e creatività made in Italy.

 

ps. uno speciale ringraziamento alle mie compagne di avventure Sarah, anche per le foto, e Loredana

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