Non voglio un marito, non voglio il riso in bianco

O della zitellagine spiegata a mia madre.

Svolgimento: Si sa il tempo passa, i coetanei figliano, fanno progetti mentre per quelli come me anche scegliere un vino per la cena in meno di 15 minuti è un’assunzione di responsabilità di cui facciamo fatica a farci carico. Noi siamo i single, gli zitelli di tutto il mondo ai quali la società chiede il conto. Perché prima o poi la testa a posto devi metterla, prima o poi ti stuferai di questa vita senza regole, prima o poi la smetterai di pensare solo a te….

E vedo mia mamma che cerca le sue spiegazioni e dice rosari perché proprio non si spiega ‘sta figlia degenere che non aspira alla maternità, all’aria buona di provincia e alle villette bifamiliari. E mi sento un po’ perseguitata, non solo dalla statistica (per 1 uomo ci sono 7 donne, a svantaggio della fitness maschile che li ha ridotti ad avanzi di evoluzione) ma anche dalla legge dei grandi numeri: tutti si sposano, io penso a ubriacarmi ai loro matrimoni. E mia madre (ma anche amici e colleghi) iniziano a fare le pressioni del caso.

A voi le FAQ sui principali temi critici della singletudine dopo i 30, per non farvi trovare impreparati al prossimo agguato.

Two è megl che uan (dipende)L’amor move il sole e l’altre stelle. L’amore è tutto. Straborda, sovrabbonda, si dona in maniera incondizionata. Quel legame speciale che tiene unite due persone in maniera unica e irripetibile. L’amore appunto. Quello che fa girare i pianeti (e non le palle degli occhi al vostro compagno che si gira tipo bambina dell’esorcista per  guardare il sedere della tipa che è appena passata); non quella specie di gluone che tiene incollato lo stato primordiale di certi rapporti. E no, il sabato all’IKEA non è una prova d’amore ma l’inizio della Guerra Fredda. 2 è meglio di 1 in tanti casi, non in tutti.

Dopo un po’ scadi – Dopo i 30 succedono cose strane. Avete presente quando vi partivano le pubblicità infami su You Tube? Era tutto un tripudio di Durex e sesso sicuro. Dopo i 30 solo test di gravidanza. Questa cosa me l’ha fatta notare la mia collega Merigreis, moglie devota e mente salda. E aveva ragione. Della serie: hai fatto il tuo tempo, sei scaduta. A mia discolpa dico che mi sento più una da consumarsi PREFERIBILMENTE: non scado, al limite fermento. E vi ricordo che così alla cazzo di cane che è nata la birra, la più grande invenzione di sempre. E poi voi state ancora a buttare lo yogurt il giorno dopo la data di scadenza????

Sei uno sfigato/a se non hai un partner – Una risata vi seppellirà. Anzi forse lo farà direttamente il vostro partner dopo che avrete violato il sacro patto della libera uscita visto che vi siete concessi 5 minuti in più dell’ora d’aria patteggiata. Specchio riflesso, io mi abbasso e tu sei fesso. Specchio riflesso io vado al pub…e tu?

Quando sarai vecchia – Finirò all’ospizio nel migliore dei casi, alcolizzata sotto un ponte nelle previsioni più verosimili. La mia genitrice continua a farmi notare che senza prole nessuno si prenderà cura di me. Penso comunque, in quanto vecchia obesa brontolona, che anche nell’eventualità in cui ne dovessi avere, i miei ipotetici figli non farebbero a gara per cambiarmi il pannolone. A meno di lauti compensi ereditieri che comunque non ci sarebbero.

epic wings

Epilogo –  Non voglio un marito, non voglio il riso in bianco.Vi sfugge la corrispondenza? In realtà è un parallelismo che mi commuove per la sua calzante e (im)pertinente perfezione.

Il riso in bianco è la panacea di tutti i mali. Quando stai male? Riso in bianco. Perché ti fa bene, ti scalda, ti dà l’impressione di facilitare la guarigione. Ma è una gran cazzata perché stai male e continui a stare male almeno finché il virus non sarà passato o l’influenza avrà fatto il suo corso.  Allora tanto vale mangiarsi la trippa e non mortificarsi con abiure gastronomiche da depressione. Tanto vale affidarsi agli amici Imodium e Plasil e #ciaone a tutti.

Ecco, penso che ipotizzare un marito, uno qualsiasi preso in liquidazione totale, a far da panacea alle crisi dei 30 anni, alle frustrazioni esistenziali o anche solo perché il mondo intorno si marita sia un po’ lo stesso: un piatto lesso di illusione di benessere.

Di contro, da quando mi sono messa al centro della mia vita, abiurando la vita di coppia, ho capito quanto sia complicato amarsi davvero, volersi bene, essere protagonisti della propria esistenza, accettare i propri limiti, i propri silenzi, senza la possibilità di rifugiarsi nell’altro. Oltre ogni banale retorica significa diventare ogni giorno più consapevoli di se stessi, meno dipendenti dall’amore altrui ma non meno desiderosi di una corrispondenza vera. E va bene così. Perché a un marito in sconto e alle uscite con i passeggini e in multipli di 3, preferisco lente e tortuose passeggiate in boschi narrativi poco frequentati che mi mettano nel mezzo di una verità.

Chiudo con un pensiero profondo di autoconsapevolezza. Questa sera avevo una violenta voglia di fritti e ci ho messo 30 secondi esatti per scegliere un Tasty basket di Mc Donald, anche noto come SHARE BOX. Buon senso vorrebbe che 14 nuggets e un numero imprecisato di bocconi piccanti e alette di pollo vengano divisi…E indovinate? Mi sono pappata tutto da sola.

Ah, dimenticavo…buon Happy meal!

 

 

Foto: Instansive.com

 

Un pensiero su “Non voglio un marito, non voglio il riso in bianco

  1. Stay strong, tanto anche nel caso in cui dovessi abbandonarti alla vita di coppia, la famiglia e gli amici arriverebbero alla carica con domande del tipo “quando fai un figlio? Guarda che hai già passato i 30, dopo potresti avere problemi, sbrigati”. E se hai già portato avanti il tuo patrimonio genetico cominciano con “ma vuoi lasciarlo solo? quando fai il secondo?”.
    Insomma, non c’è via di scampo. Affoghiamo nelle alette di pollo piccanti

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