Dimmi che cuore hai e ti dirò come cuocerlo

Potrebbe essere il titolo pulp e sanguinolento di una puntata di Hannibal ma è solo l’ennesimo tentativo di  dare un senso a osservazioni random sulla difficile arte di amare (o dell’inculatio non petita) e a ore di conversazioni (spesso logoranti) sulla chimica delle relazioni. Incredibile ma vero c’è ancora gente in giro che mi chiede pareri su sentimenti, psicopatologie quotidiane e pippe mentali di livello PRO.

Diccì devi scriverla questa cosa sta diventando un po’ il C’era una volta de noantri… Così tra un Margarita e una estrema unzione (solo olio EVO) mi sfizio con il classico dei classici della letteratura amorosa e gastronomica di tutti i tempi: la cottura.

Facile a dirsi sono cotto ma ogni raffinato estimatore delle tecniche culinarie sa che  c’è chi svampa, chi si brucia, chi si cimenta in improbabili esperimenti gastrofighetti. Ma alla fine si sta tutti come la lombata d’estate sui carboni.

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Un po’ pe ride un po’ no, ecco 6 profili di innamoramenti per altrettante cotture. 

Flambé – Ammiccante e fugace, il cuore flambè s’incendia come una fetta di ananas al martini, lo zucchero nell’assenzio o le mazzancolle al brandy. Svampato (a volte svampito) vive di fantasie folgoranti ed effimere che spesso assomigliano a quei crampi notturni da hang over: non sai mai se è successo davvero o é stata soltanto un’allucinazione digestiva.

Brasato – Paziente e ottimista il cuore brasato è il diesel dell’innamoramento. Cuoce a fuoco lento, si crogiola nelle spezie e nel fondo di cottura, indugia nella sfumatura con il vino, mentre sogna grandiose cene intorno a tavole imbandite di fiandra e commensali inebriati. Il brasato si prende i suoi tempi ma può capitare che nel frattempo il mal capitato di turno possa morire di fame (o di figa) e arrendersi davanti alla digeribilità del piatto: 1 porzione di brasato = 8 ore di digestione. BURP

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Grigliato –  Ben cotto fuori, succoso dentro. Il cuore grigliato è la sintesi perfetta di tecnica, esperienza e consapevolezza. Vive in celle frigorifere bifamiliari, è sempre il benvenuto ai barbecue, dispensa ottimi consigli. A volte però in cotanta perfezione si affaccia il desiderio di guardare più in là della griglia: un salto in padella, un tuffo nell’olio bollente…ma non va mai oltre la divagazione. Del resto si sa “chi lascia la cottura vecchia per quella nuova sa quello che lascia non sa cosa trova”.

Fritto – Frigge nell’olio bollente dell’innamoramento, sfrigola, si rosola, si gonfia. Il cuore in frittura ama l’amore e ci casca con tutta la pastella. Restio ad imparare dagli errori, sceglie sempre l’olio sbagliato o si tuffa in padella incurante del punto di fumo.  Puntualmente si ritrova a piangere sull’olio versato.

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Vasocottura – Un gourmet dell’innamoramento, estremamente sofisticato e per natura solitario. Il cuore in vasocottura non nutre speranze nei confronti dell’altro sesso (e più in generale verso l’umana specie). Preferirebbe fare la fine dei pomodorini confit disidratati sul silpat a 45 gradi per 12 ore e rinunciare all’anima piuttosto che accettare l’imperfezione di una combinazione di sapori poco sapiente o disarmonica. Combatte l’insipido in amore al grido di  “3 stelle Michelin o morte”.

Saltato in padella – Minimo sforzo, massima resa. Il cuore in padella non ama perdere tempo: 1 minuto per lato, al massimo. La tenacità al morso è un plus, così come lo sono i sapori netti e poco ruffiani. Tiene sempre un termometro da cucina sotto mano per misurare con precisione le possibilità che il piatto finale sia una ciofeca. E quando l’ultima opzione si verifica – il più delle volte – alza il telefono e ordina un sushi a domicilio: bella pe voi che in antico giapponese significa anche stasera ho svoltato la cena.

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Immagini: Pixabay

Un pensiero su “Dimmi che cuore hai e ti dirò come cuocerlo

  1. Come sempre sul piatto! Secondo me il post merita una parte 2 e dunque una nuova sessione margarita perché almeno qualche altro piatto va inserito… e comunque vorrei partecipare al brainstorming con la mia boccia di rosso. Fai tu!

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